giovedì 21 luglio 2011

C'era una volta la TAV: Perchè dire NO




  

Diciamo no perché sarebbe un’opera inutile per vari fattori tra cui l’impatto ambientale e   i costi insostenibili. Sulla base dei dati economici indicati nel progetto preliminare 2010 si può stimare che la realizzazione dell’opera presenti, solo per le finanziare pubbliche italiane un preventivo di circa 12/13 miliardi di euro, come a dire l’equivalente di tre ponti sullo stretto di Messina (opera tra l’altro mai realizzata). 
Poiché lo stato italiano non dispone di queste somme dovremmo accendere mutui con le banche, di durata presumibilmente trentennale: significa che al preventivo occorrerebbe aggiungere altri 4 miliardi per interessi, arrivando a un totale di 16/17 miliardi di euro (mezzo miliardo di debito pubblico annuale per trent’anni solo per la TAV).
Altre forti motivazioni che spingono al dissenso vero la costruzione dell’opera sono: la crescita dell’intreccio perverso partiti-imprenditori-mafia. Ciò fa si che avvenga il trasferimento di denaro pubblico nelle tasche di privati e imprenditori spesso collusi con i poteri forti. La questione più grave sta nel fatto che tutto ciò non solo viene tollerato dall’opinione pubblica ma che entri a far parte della cultura dominante… E il territorio? La TAV avrebbe un impatto devastante, compromettendo in modo irreversibile risorse ambientali e la salute dei cittadini, sottraendo suolo alla valle soprattutto alle rare zone pianeggianti.
Lungo tutto il territorio attraversato, tunnel e interramenti, andrebbero ad intaccare l’equilibrio idro-geologico con elevata probabilità di perdite di sorgenti e impoverimento di torrenti, oltre ad impatti negativi sulle colture, sui boschi e a carico dell’assetto urbanistico del paesaggio, con la conseguente distruzione di alcuni siti archeologici di notevole importanza presenti sul territorio. I rischi maggiori deriverebbero dall’estrazione e trattamento di rocce che in alcuni tratti contengono amianto e uranio, trattamento che per molti versi è identico a quello delle scorie nucleari, che abbiamo rifiutato grazie al referendum.

[Fonti: Osservazioni ai progetti 2010 della Comunità Montana Valli Susa e Sangone, Osservazioni ai progetti 2010 delle Associazioni ambientaliste nazionale]

Tommaso Putignano

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